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1° maggio 2012

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Mayday: grido d’aiuto. La parola che per convenzione si fa risuonare nell’etere per chiedere immediato soccorso. In questo primo maggio 2012, i lavoratori italiani avrebbero tutto il diritto di lanciare la loro accorata richiesta di soccorso urgente. Dopo un lungo e metodico assedio, sono adesso esposti a un’offensiva frontale che mira a espugnare una volta per tutte proprio le conquiste che il primo maggio aveva per lunghi decenni celebrato. Senza più diritti, di nuovo, come 200 anni fa, considerati merce, e nemmeno delle più preziose.

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Sotto le bandiere bugiarde della modernizzazione si sta operando un gigantesco balzo all’indietro. L’obiettivo già in buona parte raggiunto, è riavvolgere il nastro della storia per tornare alla situazione di due secoli fa, prima della nascita del movimento operaio, sino a un lavoro riportato alla condizione di schiavismo imbellettato e mercato delle braccia. I giovani, costretti a subìre la tirannia del precariato, senza sicurezze per il presente né garanzie per il futuro, condannati a vivere sul filo del raosio e senza mai poter progettare nulla, ne sono le prime vittime.

Questa offensiva, iniziata sotto le bandiere populiste dei governi Berlusconi ma proseguita e intensificatasi con quello tecnocratico di Mario Monti, non ha per obiettivo solo i rapporti di lavoro. Ambisce a razziare l’intero edificio sociale che intorno al conflitto sociale e in virtù del conflitto ingaggiato dai lavoratori era stato costruito in Europa. Quel grido di aiuto, “Mayday. Mayday”, i lavoratori italiani avrebbero ragione di lanciarlo anche in veste di pensionati portati alla fame, di genitori degli studenti di una scuola pubblica cinta d’assedio, di donne e uomini lasciati ogni giorno di più senza assistenza sanitaria.

L’attacco al cuore della democrazia, portato alle sue estreme conseguenze con l’imposizione dall’alto di un esecutivo più simile a una giunta che a un governo, completa una triade omogenea e inseparabile. Nel corso di due secoli la conquista dei diritti dei lavoratori aveva comportato l’allargarsi di quelli politici. Cancellati i primi, i secondi restano come sospesi nel vuoto e destinati a seguirne presto la sorte. Anche come cittadini, i lavoratori italiani hanno motivo di chiedere aiuto.

Solo che l’aiuto di cui tutti abbiamo bisogno può venire solo da noi stessi. I diritti che i lavoratori avevano ottenuto con il conflitto possono essere riconquistati, ampliati, adeguati alle esigenze del presente, solo con il conflitto.

Non è ingenua la campagna con la quale da mesi l’informazione e la politica martellano ripetendo che a questo modello non c’è alternativa. Quella strategia mediatica sapiente e menzognera mira a diffondere scoraggiamento e rassegnazione. Invece non siamo isolati né deboli. Siamo il 99% della popolazione e il nostro futuro è ancora nelle nostre mani.

Buon primo maggio a tutte e a tutti!